Caro prezzi? Ecco il motore di ricerca che ti dice dove conviene comprare | |||||||||||||
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di Giacomo Perra
ROMA - 6,86 euro per una confezione di mozzarelle da un chilo, 2,60 per una scorta di uova da sei e 3,09 per una bottiglia di olio extra-vergine di oliva da un litro. Benvenuti nel Lazio, paradiso del risparmio, dove fare la spesa conviene più che nelle altre regioni d’Italia. Solo a certe condizioni, però. Una di queste è tenere sempre a portata di mouse Klikkapromo.it, il motore di ricerca che per casalinghe e consumatori in genere si sta rivelando una vera e propria manna.
Il sito si occupa di osservare costantemente l’andamento dei prezzi dei supermercati, indicando di volta in volta, a seconda delle esigenze dell’utente, le offerte più vantaggiose nel punto vendita più vicino a casa. Un servizio di info-commerce, insomma, che consente ai potenziali acquirenti di ricevere tutte le informazioni necessarie per una scelta consapevole. Utilizzarlo è molto semplice: basta cliccare su un apposito riquadro dove, dopo aver inserito indirizzo e il prodotto richiesto, comparirà il nome del market che fa per voi. Archiviate le promozioni porta a porta o i volantini pubblicitari, oggi i conti si fanno su Internet. Nato un anno e mezzo fa a Milano, il portale -afferma il fondatore, il trentanovenne Luciano Mazzone - «da un paio di mesi ormai lavora nel monitoraggio della grande distribuzione anche negli altri centri più importanti del Paese, da Torino a Bologna, passando per Napoli e Roma». E proprio alla Capitale, secondo i calcoli dell’Osservatorio del sito, spetta la palma di città meno “sperperona” d’Italia. Nei supermercati romani, infatti, il risparmio medio raggiunge la percentuale del 35 per cento e, considerando i prezzi minimi in promozione, arriva addirittura a un massimo di 54. Davvero niente male, soprattutto in tempi di crisi, quando arrivare a fine mese diventa un rompicapo e di necessità bisogna per forza saper fare virtù. «D’altronde - spiega Mazzone - il costo del carrello della spesa, stando agli ultimi dati Istat di aprile, ha fatto registrare un aumento di circa il 4 per cento». Con Klikkapromo, invece, se si sta attenti, si può fare acquisti di qualità e conservare il portafoglio (quasi) intatto. Nella media nazionale, a fronte di una spesa settimanale di 90 euro, è possibile racimolare un risparmio di circa 30 euro. Basta saper cercare e l’occasione può essere colta appena girato l’angolo. A Roma, come nelle altre grandi città, di fatto il sito effettua l’osservazione dei migliori marchi della grande distribuzione: Auchan, Billa, Carrefour, Carrefour Market, Conad, Ipercoop, Leclerc, Panorama, Sigma, Sigma Superstore, Simply Market e You. Così il cittadino più avveduto non ha che l’imbarazzo della scelta e gli può capitare di acquistare una confezione di yogurt da un chilo a 2,78 euro, risparmiando in media il 46 per cento. Oppure ancora, può avere la fortuna di portarsi a casa un trancio di prosciutto crudo da un chilo al prezzo di 18,66 euro, tenendo nella tasca dei pantaloni ben 6 euro e 80. Tutto grazie a un po’ di attenzione e a un semplice click. Miracoli del web. | |||||||||||||
Mercoledì 16 Maggio 2012 - 20:43 Ultimo aggiornamento: 23:44
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venerdì 18 maggio 2012
risparmiate
il costo dei malati
martedì 15 maggio 2012
Africa
Guinea Equatoriale, punito ginecologo che difendeva i diritti umani
GIUSTIZIA|
Nuovo caso di malasanità: ginecologo responsabile della morte di una donna durante un intervento condannato a tre anni di carcere. Immagino il titolo sparato a tutta pagina sulla stampa, controllata dal governo, della Guinea Equatoriale. Non pare sia andata esattamente così. La storia di Wenceslao Mansogo Alo merita di essere raccontata nel dettaglio.
Il 1° febbraio, in una clinica privata di Bata, una donna muore durante un intervento eseguito da un’equipe guidata da Mansogo Alo, medico chirurgo specializzato in ginecologia I familiari accusano Mansogo Alo di aver mutilato il corpo della defunta. Il 9 febbraio, il dottore viene arrestato e accusato di negligenza professionale e profanazione di cadavere. Quest’ultima imputazione cade quando vengono resi noti i risultati dell’autopsia ordinata dal ministro della Sanità: nessuna mutilazione.
Resta in piedi quella di negligenza professionale: il rapporto della commissione medica ministeriale afferma, infatti, che la paziente è morta d’infarto a causa dell’errata somministrazione dell’anestetico.
Il processo inizia il 4 aprile e prosegue con una seconda udienza il giorno dopo: né il primo giorno né il secondo l’accusa riesce a presentare alcuna prova sulla presunta negligenza professionale di Mansogo Alo; addirittura, due testimoni della pubblica accusa affermano, sotto giuramento, che Mansogo Alo, in quanto chirurgo, non è responsabile della somministrazione dell’anestetico; precisano poi che il metodo e la dose di anestetico praticati sono stati conformi ai protocolli medici previsti per l’operazione e la paziente.
Passa un mese (quando la legge prevede che il verdetto dev’essere comunicato entro tre giorni dalla fine del dibattimento) e, il 7 maggio, arriva la sentenza: tre anni di carcere, chiusura della clinica, risarcimento di 10.000 dollari alla famiglia della vittima e di 3000 euro allo stato. L’anestesista viene a sua volta condannata a sei mesi di carcere e a un risarcimento di 1500 dollari.
Prendendo a pretesto un fatto doloroso e terribile quanto casuale, il governo della Guinea Equatoriale si è liberato di una persona scomoda.
Wenceslao Mansogo Alo, difensore dei diritti umani e consigliere comunale a Bata, è infatti il responsabile del settore diritti umani del partito di opposizioneConvergenza per la democrazia sociale (Cpds).
La Cpds è l’unico partito di opposizione realmente indipendente del paese africano. Il settore diretto da Mansogo Alo svolge una costante azione dimonitoraggio e di denuncia sulle violazioni dei diritti umani. I suoi attivisti finiscono regolarmente in galera e subiscono intimidazioni e minacce.
Quello che abbiamo raccontato non è il primo processo politico a essere celebrato in Guinea Equatoriale, paese devastato da corruzione e povertà la cui Costituzione riconosce al presidente della Repubblica Teodoro Obiang Nguema Mbasogo il ruolo di “primo magistrato della nazione”. I giudici sono nominati dal presidente e possono essere rimossi dall’incarico a suo piacimento, specialmente quando occorre la certezza di una sentenza nei casi politicamente importanti. Alcuni ex giudici hanno raccontato di essere stati convocati dal presidente per ricevere istruzioni su come comportarsi. In altri casi, le autorità politiche hanno semplicemente ignorato sentenze a loro sfavorevoli.
Le organizzazioni internazionali per i diritti umani e il Cpds chiedono lascarcerazione di Wenceslao Mansogo Alo, ennesimo prigioniero di coscienza condannato al termine di un processo politico in Guinea Equatoriale.
nuove schiave
OPERAZIONE DEI CARABINIERI DEL NUCLEO OPERATIVO DELLA COMPAGNIA DI TIVOLI
Marchiate a fuoco e rivendute,
l'odissea di decine di giovani schiave
Arrestate 11 persone, tra cui 3 donne: promettevano un lavoro in Italia a connazionali romene e poi le minacciavano di morte costringendole a prostituirsi
ROMA - Attirate con la promessa di un lavoro, una volta in Italia venivano private dei documenti, intimidite con minacce di morte e poi rivendute a connazionali o messe in palio come premi nei giochi d'azzardo. Per una ragazza i segni rimarranno indelebili: tre anni fa è stata marchiata a fuoco con l'iniziale del nome del suo sfruttatore.
I FERMI - I carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Tivoli hanno fermato 3 donne e 8 uomini, tutti romeni, ritenuti responsabili a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione sulle strade della Capitale, riduzione in schiavitù e alla tratta. Gli sfruttatori esercitavano sulle giovani schiave poteri corrispondenti al diritto di proprietà, approfittando di una situazione di inferiorità psichica, dell'estrema povertà delle famiglie d'origine e privandole della libertà personale, sottoponendole a un grave e insuperabile stato di soggezione psicologica e di vera e propria coercizione fisica.
Redazione Roma Online15 maggio 2012 | 9:26
lunedì 14 maggio 2012
se non mangi, muori
Detenuto muore per sciopero della fame
la procura di Lecce apre un'inchiesta
Bulgaro di 38 anni, si è sempre professato innocente: per questo aveva iniziato la protesta a fine marzo. Trasferito dal carcere di Lecce in ospedale, è morto. Sequestrate le cartelle cliniche. Il medico: ha rifiutato anche le flebo
Popo Virgil Cristria, di 38 anni, di Bucarest, era giunto, da Benevento, nel carcere di Lecce alla fine dello scorso anno perché doveva scontare pene definitive che gli erano state inflitte per reati contro il patrimonio e la persona. Alla fine di marzo aveva deciso di iniziare lo sciopero della fame perché voleva richiamare l'attenzione delle autorità sulla sua situazione. L'uomo non ha più toccato cibo, chiedendo la sospensione della pena, che non gli è stata concessa. Le sue condizioni di salute sono via via peggiorate fino alla morte. Il magistrato di turno, il sostituto procuratore Carmen Ruggiero, ha disposto il sequestro delle cartelle cliniche e della documentazione sanitaria che si trova in carcere.
"Ha preso l'ago della flebo che gli era stata somministrata per tentare di dargli un po' di forze e se lo è strappato dal braccio": è l'ultimo episodio, che risale a qualche giorno fa, avvenuto nel carcere di Lecce che ricorda Sandro Rima, dirigente sanitario della casa circondariale del capoluogo salentino parlando di Pop Virgil Cristria. "Rifiutava il cibo in maniera categorica, voleva parlare con il magistrato - racconta il medico - 'Il magistrato, diceva, mi deve ascoltare e lui mi deve liberare', questa era la frase che ripeteva sempre".
"Ogni giorno - aggiunge Rima - veniva visitato da un medico, da uno psicologo e da uno psichiatra. Abbiamo tentato tutti di dissuaderlo, ma inutilmente. E l'ultima volta si è anche sfilato l'ago della flebo. Era intenzionato a continuare nella sua protesta fino in fondo". Il 38enne era nel carcere di Lecce da circa un anno per reati contro il patrimonio e la persona: una cinquantina di giorni fa aveva deciso di non toccare più il cibo perché voleva essere liberato: "sono innocente", continuava a ripetere. Qualche giorno fa i medici del carcere hanno rilevato la necessità di un trasferimento del detenuto in ospedale, dove poi è morto.
(14 maggio 2012)
mercoledì 9 maggio 2012
violenza carnale
LA SENTENZA A LIVERPOOL
Choc in Gran Bretagna: 9 uomini condannati per lo stupro di oltre 600 ragazzine
Le vittime prelevate nelle case di accoglienza da una rete di stupratori, drogate e violentate. Due sono morte
UN DRAMMA CHE SI POTEVA EVITARE - Una notizia che ha sconvolto l'Inghilterra. E non solo. Secondo il Times, due di queste ragazzine provenienti dai centri di Manchester e Rochdale sarebbero morte a seguito degli abusi sessuali. Le ragazzine venivano prelevate dai centri, drogate o ubriacate e poi trasportate in giro in appartamenti, locali, pub e taxi di Greater Manchester, Lancashire e West Yorkshire (nord dell'Inghilterra). Una delle vittime ha raccontato che «gli uomini si passavano le ragazze come una palla». Secondo l'accusa, a volte le ragazzine sarebbero state costrette a fare sesso con più uomini in uno stesso giorno. In un caso, una ragazzina di 15 anni è stata costretta a stare in un solo giorno con 60 uomini di origini asiatiche. Le vittime venivano adescate con la scusa di portarle fuori per una pizza o un kebab. Questo dramma avrebbe potuto essere «limitato» e fermato anni fa, se fosse stato dato seguito a una prima denuncia nel 2008 di un responsabile dei servizi di assistenza sociale che aveva parlato di «prove evidenti di sfruttamento sessuale organizzato nelle case di accoglienza per ragazze minori».
LE TESTIMONI NON CREDUTE - Nello stesso periodo la testimonianza di una ragazzina 15enne, che aveva denunciato di essere stata violentata da decine di uomini era stata considerata poco attendibile dalla polizia. Per il processo presso il tribunale di Liverpool la polizia ha interrogato 56 uomini e ne ha arrestati 26. I nove uomini giudicati colpevoli - Adil Khan, Mohammed Amin, Abdul Rauf, Mohammed Sajid, Abdul Aziz, Abdul Qayyum, Hamid Safi e Kabeer Hassanieri - hanno tra i 22 e i 59 anni, otto sono britannici di origine pakistana, un altro è un richiedente asilo afghano. Alcuni di loro si sono difesi dicendo che nel loro paese «è legale fare sesso con ragazzine minorenni». La polizia di Manchester, la procura e i servizi sociali di Rochdale hanno presentato le loro scuse ieri per tutti gli errori che hanno «portato dei bambini a finire nelle mani dei violentatori».
M.Ser.9 maggio 2012 | 13:19
mercoledì 2 maggio 2012
cannabis contro il dolore
La Toscana approva la legge
per l'uso sanitario di cannabis
La cannabis come terapia contro il dolore. Il Consiglio regionale toscano approva la prima legge in Italia per facilitare l’uso di farmaci con cannabinoidi
La legge approvata dà sia la possibilità di acquistare farmaci a base di cannabinoidi, come pasticche che spesso arrivano da Canada e Olanda, sia preparazioni galeniche attraverso il controllo delle strutture sanitarie. Proprio i presidi sanitari potranno acquistare i farmaci, entro i budget aziendali previsti. «Si tira fuori il paziente dal labirinto della soggettività», dice Monica Sgherri (Fds-Verdi). Come si può accedere ai medicinali cannabinoidi? «I pazienti dovranno chiedere i farmaci presso gli ospedali o al proprio medico», spiega il consigliere regionale Mauro Romanelli (Fds-Verdi). «Dopo potranno poi decidere di proseguire la terapia a casa», aggiunge la consigliera Lucia Martegi (Pd) “Questa legge non ha la presunzione di risolvere la questione ma di affrontare in modo più dignitoso alcune patologie”, dice Marco Remaschi (Pd). Qualche dubbio arriva da Marco Carraresi (Udc), che vota contrario insieme al Pdl (la Lega si astiene): «E’ veramente necessario che la Toscana faccia da apripista? io credo che sarebbe più saggio aspettare di avere chiarezza su questa materia». «Non è la politica a dover decidere se un farmaco è utile oppure no - aggiunge Stefano Mugnai del Pdl - questa legge non cambia poi così tanto nel processo di reperimento del farmaco e allora se si tratta di un’iniziativa manifesto abbiamo qualche difficoltà ad approvarla». Il Pdl ha chiesto anche una breve sospensione dell’assemblea per decidere: «Abbiamo convenuto di dare ampia libertà di voto su questo tema - dice Paolo Ammirati - non vogliamo dare una connotazione politica a questo tema, probabilmente c’è stata troppo fretta da parte della Toscana di essere prima della classe».
Federica Sanna02 maggio 2012
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