Più volte ho segnalato la sporcizia e il degrado di case alloggio per anziani. questo è l'ultimo caso scoperto, e chissà quanti altri ce ne sono.
Operazione della task force della Prefettura
Casa-alloggio abusiva a Boscoreale: trenta anziani ospitati in condizioni di degrado
Nella struttura anche cinque per ogni stanza: non c’erano porte; mancava qualsiasi tipo di arredo. Si indaga su maltrattamenti
NAPOLI - Trenta anziani, molti dei quali ultraottantenni, sono stati trovati in una casa alloggio in condizioni di assoluto degrado a Boscoreale. Gli uomini della task force disposta dal prefetto di Napoli, Alessandro Pansa, per i controlli sul lavoro nero hanno accertato gravi carenze igienico strutturali e che la stessa attività era esercitata abusivamente. Nel piano dove si trovavano gli anziani, tra l’altro, fino a cinque per ogni stanza, non c’erano porte; mancava, anche qualsiasi tipo di arredo. Il titolare della casa alloggio è stato denunciato e gli è stato contestato il ritrovamento di presidi sanitari scaduti. Sul fatto è stata avviata un’indagine da parte della polizia per presunti maltrattamenti ai danni dei residenti nella struttura. La casa alloggio è stata posta sotto sequestro. Il gruppo ispettivo, coordinato da funzionari della Prefettura e composto nell’occasione, da personale del commissariato di polizia di Torre Annunziata, da funzionari dell’Asl Napoli 5, dell’Ispettorato del Lavoro, dell’Inps e dell’Inail, ha effettuato controlli nelle aziende tra Torre Annunziata e Boscoreale. Sospesa, tra l’altro, l’attività di un albergo di Torre Annunziata, denunciato il titolare di un hotel, elevate sanzioni per un importo complessivo di 45 mila euro
«E’ sconcertante rilevare come le operazioni condotte sul territorio abbiano evidenziato una illegalità diffusa e trasversale a tutti settori produttivi. Il dato appare ancor più grave in quest’ultimo caso perché si tratta di attività dirette alla assistenza delle categorie sociali più deboli», sottolinea il viceprefetto Fabiola de Feo, coordinatrice della task force.
07 marzo 2008
venerdì 7 marzo 2008
CINA
Coloranti tossici, sequestrate 4mila bambole Winx
PIACENZA (6 marzo) - Quasi 4.000 bambole provenienti dalla Cina sono state sequestrate alla dogana di Piacenza perché contenevano coloranti considerati tossici. La notizia è stata divulgata oggi dall'ufficio Dogana di Piacenza che in collaborazione con i carabinieri del Nas (Nucleo antisofisticazione) di Parma, ha proceduto ai controlli ed al sequestro delle bambole. In particolare erano state fermate alla dogana 2.938 bambole Lilybel e 1.002 bambole "Winx Enchantix". Da questi carichi sono stati prelevati dei campioni che sono stati inviati all'Istituto Superiore della sanità. I campioni sono stati sottoposti ad esami da esperti sanitari che hanno riscontrato coloranti altamente tossici e quindi nocivi alla salute. In seguito all'esito positivo di questi esami l'interno carico di bambole proveniente dall'Oriente è stato sequestrato. La Giochi Preziosi S.p.a che commercializza in Italia questi prodotti ha fatto sapere che ritirerà al più presto questi giocattoli dal mercato provvedendo ad informare la clientela.
PIACENZA (6 marzo) - Quasi 4.000 bambole provenienti dalla Cina sono state sequestrate alla dogana di Piacenza perché contenevano coloranti considerati tossici. La notizia è stata divulgata oggi dall'ufficio Dogana di Piacenza che in collaborazione con i carabinieri del Nas (Nucleo antisofisticazione) di Parma, ha proceduto ai controlli ed al sequestro delle bambole. In particolare erano state fermate alla dogana 2.938 bambole Lilybel e 1.002 bambole "Winx Enchantix". Da questi carichi sono stati prelevati dei campioni che sono stati inviati all'Istituto Superiore della sanità. I campioni sono stati sottoposti ad esami da esperti sanitari che hanno riscontrato coloranti altamente tossici e quindi nocivi alla salute. In seguito all'esito positivo di questi esami l'interno carico di bambole proveniente dall'Oriente è stato sequestrato. La Giochi Preziosi S.p.a che commercializza in Italia questi prodotti ha fatto sapere che ritirerà al più presto questi giocattoli dal mercato provvedendo ad informare la clientela.
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giovedì 6 marzo 2008
CONTRADA
PROCURA GENERALE DELLA REPUBBLICA
PRESSO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
N. 5778/2007 R.G. Cass. Pen. Prot. P.G. n. 502/2 anno 2007
Il Procuratore Generale
Letti gli atti relativi al ricorso proposto nell’interesse di CONTRADA Bruno avverso l’ordinanza in data 10/1/08 con la quale il Tribunale di Sorveglianza di Napoli ha rigettato tre istanze di rinvio dell’esecuzione della pena ex art. 147 c.p.;
rilevato che negli stringati motivi di ricorso è dato leggere: “erra il Tribunale di Sorveglianza quando nel valutare lo stato di salute del dott. Bruno Contrada attraverso la lettura delle relazioni rilasciate dai medici che lo hanno visitato, procede con un’analisi analitica elencando le singole patologie che lo affliggono … , mentre se si allarga la visione all’insieme delle malattie, … una tale richiesta (di differimento pena – n.d.r.) sarebbe stata accolta, apparendo evidente in tutta la sua gravità la condizione in cui versa il suo stato di salute”;
ritenuto che in effetti una valutazione di sintesi e complessiva dello stato di salute del ricorrente non risulta essere stata compiuta dal Tribunale di Sorveglianza;
che tale valutazione si rende necessaria anche perché le conclusioni dell’organo giudicante divergono dalle conclusioni mediche sia delle strutture sanitarie (carcerarie ed ospedaliere) sia dei consulenti di parte, che ritengono versare il Contrada in condizioni di salute incompatibili con il regime carcerario;
ritenuto che il sussistente vizio di motivazione risulta ancora più evidente se si tiene conto che nel provvedimento impugnato non si fa alcun riferimento alla attuale pericolosità sociale del ricorrente, valutato il percorso di reinserimento sociale all’interno della struttura carceraria e tenuto conto dell’età avanzata del ricorrente: Contrada Bruno è nato il 2/9/1931;
che sotto quest’ultimo aspetto conserva ancora validità (anche dopo l’entrata in vigore dell’art. 7 L. 5/12/2005 n. 251) quanto affermato dalla giurisprudenza di legittimità (Cass. Pen., Sez. I 12/02 – 20/04/2001 n. 16183 RV. 218640) sia pure in relazione ad altra fattispecie, ma con riferimento all’istituto in esame, e cioè che:
“E’ immanente al vigente sistema normativo una sorta d’incompatibilità presunta con il regime carcerario per il soggetto che abbia compiuto i settanta anni, sicché, nell’ipotesi di esecuzione della pena detentiva che lo riguardi, in presenza di un’istanza di differimento per motivi di salute o, in alternativa, di detenzione domiciliare, l’indagine del giudice in ordine alla gravità delle infermità che lo affliggono e alla loro compatibilità con lo stato detentivo non è decisiva, pur se utile, mentre è determinante l’accertamento della sussistenza di circostanze eccezionali, tali da imporre l’inderogabilità dell’esecuzione stessa ovvero da contrastare con la possibilità di renderla meno afflittiva, ricorrendone le condizioni di legge, mediante la detenzione domiciliare”;
che, inoltre, il giudice in casi quale quello in esame deve tenere conto che “il divieto di concessione del beneficio della detenzione domiciliare ai condannati per i reati di cui all’art. 4 bis della legge n. 354 del 1975 non è applicabile nel caso in cui sussistano le condizioni di grave infermità fisica che giustificherebbero il rinvio dell’esecuzione della pena ex art. 147 c.p., atteso che l’applicazione della misura alternativa della detenzione domiciliare in siffatta ipotesi costituisce un contemperamento tra le esigenze di tutela della collettività (in relazione alla pericolosità del soggetto) ed il rispetto del principio di umanità della pena, sotto il profilo della sua abnorme afflittività nel caso di accertata grave infermità fisica” (si veda Cass. Pen., Sez. I, 19/02 – 28/04/2001 n. 17208, RV. 218762);
ritenuto, infine, che debba disporsi la riduzione dei termini per il giudizio stante la motivata richiesta del ricorrente il tal senso;
visti gli artt. 611, 623, c.p.p., 169 disp. att. c.p.p.;
chiede
che il Sig. Presidente della Corte di Cassazione disponga la riduzione dei termini stabiliti per il giudizio di legittimità;
che la Corte di Cassazione annulli l’impugnata ordinanza con rinvio al Tribunale di Sorveglianza di Napoli.
Roma 27 febbraio 2008
Il Sostituto Procuratore Dott. Tindari Baglione
La decisione del ricorso proposto dall’Avv. Giuseppe Lipera nell’interesse di Bruno Contrada avverso la ordinanza del 10/1/20O8 del Tribunale di Sorveglianza di Napoli, che ha negato la liberazione o la detenzione domiciliare per gravissimi motivi di salute, è stata fissata per l’udienza del 27 marzo 2008, avanti la prima sezione penale della Corte Suprema di Cassazione.
Con decreto 29/2/08, il Presidente della prima sezione penale, ai sensi dell’art.169 disp. att. del codice di procedura penale, accogliendo la formale istanza dell’Avv. Lipera, ha disposto la riduzione dei termini, stante l’urgenza. (da lavocedimegaride 3.3.08)
PRESSO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
N. 5778/2007 R.G. Cass. Pen. Prot. P.G. n. 502/2 anno 2007
Il Procuratore Generale
Letti gli atti relativi al ricorso proposto nell’interesse di CONTRADA Bruno avverso l’ordinanza in data 10/1/08 con la quale il Tribunale di Sorveglianza di Napoli ha rigettato tre istanze di rinvio dell’esecuzione della pena ex art. 147 c.p.;
rilevato che negli stringati motivi di ricorso è dato leggere: “erra il Tribunale di Sorveglianza quando nel valutare lo stato di salute del dott. Bruno Contrada attraverso la lettura delle relazioni rilasciate dai medici che lo hanno visitato, procede con un’analisi analitica elencando le singole patologie che lo affliggono … , mentre se si allarga la visione all’insieme delle malattie, … una tale richiesta (di differimento pena – n.d.r.) sarebbe stata accolta, apparendo evidente in tutta la sua gravità la condizione in cui versa il suo stato di salute”;
ritenuto che in effetti una valutazione di sintesi e complessiva dello stato di salute del ricorrente non risulta essere stata compiuta dal Tribunale di Sorveglianza;
che tale valutazione si rende necessaria anche perché le conclusioni dell’organo giudicante divergono dalle conclusioni mediche sia delle strutture sanitarie (carcerarie ed ospedaliere) sia dei consulenti di parte, che ritengono versare il Contrada in condizioni di salute incompatibili con il regime carcerario;
ritenuto che il sussistente vizio di motivazione risulta ancora più evidente se si tiene conto che nel provvedimento impugnato non si fa alcun riferimento alla attuale pericolosità sociale del ricorrente, valutato il percorso di reinserimento sociale all’interno della struttura carceraria e tenuto conto dell’età avanzata del ricorrente: Contrada Bruno è nato il 2/9/1931;
che sotto quest’ultimo aspetto conserva ancora validità (anche dopo l’entrata in vigore dell’art. 7 L. 5/12/2005 n. 251) quanto affermato dalla giurisprudenza di legittimità (Cass. Pen., Sez. I 12/02 – 20/04/2001 n. 16183 RV. 218640) sia pure in relazione ad altra fattispecie, ma con riferimento all’istituto in esame, e cioè che:
“E’ immanente al vigente sistema normativo una sorta d’incompatibilità presunta con il regime carcerario per il soggetto che abbia compiuto i settanta anni, sicché, nell’ipotesi di esecuzione della pena detentiva che lo riguardi, in presenza di un’istanza di differimento per motivi di salute o, in alternativa, di detenzione domiciliare, l’indagine del giudice in ordine alla gravità delle infermità che lo affliggono e alla loro compatibilità con lo stato detentivo non è decisiva, pur se utile, mentre è determinante l’accertamento della sussistenza di circostanze eccezionali, tali da imporre l’inderogabilità dell’esecuzione stessa ovvero da contrastare con la possibilità di renderla meno afflittiva, ricorrendone le condizioni di legge, mediante la detenzione domiciliare”;
che, inoltre, il giudice in casi quale quello in esame deve tenere conto che “il divieto di concessione del beneficio della detenzione domiciliare ai condannati per i reati di cui all’art. 4 bis della legge n. 354 del 1975 non è applicabile nel caso in cui sussistano le condizioni di grave infermità fisica che giustificherebbero il rinvio dell’esecuzione della pena ex art. 147 c.p., atteso che l’applicazione della misura alternativa della detenzione domiciliare in siffatta ipotesi costituisce un contemperamento tra le esigenze di tutela della collettività (in relazione alla pericolosità del soggetto) ed il rispetto del principio di umanità della pena, sotto il profilo della sua abnorme afflittività nel caso di accertata grave infermità fisica” (si veda Cass. Pen., Sez. I, 19/02 – 28/04/2001 n. 17208, RV. 218762);
ritenuto, infine, che debba disporsi la riduzione dei termini per il giudizio stante la motivata richiesta del ricorrente il tal senso;
visti gli artt. 611, 623, c.p.p., 169 disp. att. c.p.p.;
chiede
che il Sig. Presidente della Corte di Cassazione disponga la riduzione dei termini stabiliti per il giudizio di legittimità;
che la Corte di Cassazione annulli l’impugnata ordinanza con rinvio al Tribunale di Sorveglianza di Napoli.
Roma 27 febbraio 2008
Il Sostituto Procuratore Dott. Tindari Baglione
La decisione del ricorso proposto dall’Avv. Giuseppe Lipera nell’interesse di Bruno Contrada avverso la ordinanza del 10/1/20O8 del Tribunale di Sorveglianza di Napoli, che ha negato la liberazione o la detenzione domiciliare per gravissimi motivi di salute, è stata fissata per l’udienza del 27 marzo 2008, avanti la prima sezione penale della Corte Suprema di Cassazione.
Con decreto 29/2/08, il Presidente della prima sezione penale, ai sensi dell’art.169 disp. att. del codice di procedura penale, accogliendo la formale istanza dell’Avv. Lipera, ha disposto la riduzione dei termini, stante l’urgenza. (da lavocedimegaride 3.3.08)
martedì 4 marzo 2008
ahi, che male!
Ad un 40enne residente nel quartiere Castelletto è stato tranciatoil testicolo destro. La donna denunciata per lesioni gravissimi
Orrore a Genova, quarantennecastrato dalla sua amante
A Parma un uomo si è presentato al pronto soccorso sanguinanteper essere stato morso al pene dalla ex. Operato è fuori pericolo
Orrore a Genova, quarantennecastrato dalla sua amante" src="http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/cronaca/genova-castrazione/genova-castrazione/stor_12409817_02310.jpg" width=230> GENOVA - Orrore a Genova e a Parma. Protagonisti due uomini che hanno subito gravi lesioni ai genitali da parte delle loro compagne. I due episodi, distinti tra loro, sono avvenuti a distanza di poche ore l'uno dall'altro. Domenica mattina un quarantenne si è presentato al pronto soccorso dell'ospedale Galliera di Genova, sanguinante e sotto choc, quasi privo di sensi. Gli urologi e i chirurghi che lo hanno preso in cura hanno constatato una ferita lacerocontusa ai testicoli, con il distaccamento del destro. E' stato immediatamente operato nel tentativo di salvare almeno l'altra ghiandola, ma l'emorragia era così estesa che i medici non si sono detti ottimisti. E' stata la stessa vittima ad indicare nella sua "fidanzata" la persona che lo ha aggredito, dicendo che all'origine del folle gesto vi era un motivo passionale. L'uomo è ora ricoverato nel reparto di Urologia dell'ospedale Galliera in prognosi riservata. La polizia genovese ha avviato un'indagine per ricostruire la dinamica dei fatti che devono ancora essere chiariti. Un sopralluogo è stato compiuto nell'appartamento nel quartiere di Castelletto, zona residenziale sulle alture della città, dove si sarebbe consumato il fatto. L'autrice dell'aggressione è stata identificata. A scatenare la sua furia, secondo i primi accertamenti, sarebbe stata la gelosia nei confronti della moglie dell'uomo. L'altro episodio è avvenuto a Parma, dove una lite scoppiata in un ufficio pubblico tra un uomo e l'ex moglie è finita nel modo più inaspettato. Lui si è improvvisamente presentato dove lavora lei, in centro. Prima gli insulti, poi le grida e le botte, sotto gli occhi sbalorditi delle colleghe della donna. La dirigente dell'ufficio, spaventata, ha chiamato i carabinieri: forse temendo qualche denuncia i due si sono trasferiti altrove a litigare, facendo perdere le proprie tracce all'arrivo dei militari. Ma l'uomo, poche ore dopo si è presentato al pronto soccorso della città emiliana con una vistosa ferita sanguinante all'inguine, spiegando ai medici che era tutta colpa dell'ex moglie: la donna, ha raccontato il ferito, gli ha infatti fatto credere di volersi riappacificare, appartandosi con lui. Ma nel momento di intimità è scattata la vendetta dell'ex consorte che ha morso il pene dell'uomo, procurandogli una grave ferita lacero contusa. L'ex marito, ricoverato nel reparto di Urologia, è stato operato d'urgenza. Per sua fortuna l'intervento ha avuto successo. (da repubblica.it 4 marzo 2008))
Orrore a Genova, quarantennecastrato dalla sua amante
A Parma un uomo si è presentato al pronto soccorso sanguinanteper essere stato morso al pene dalla ex. Operato è fuori pericolo
Orrore a Genova, quarantennecastrato dalla sua amante" src="http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/cronaca/genova-castrazione/genova-castrazione/stor_12409817_02310.jpg" width=230> GENOVA - Orrore a Genova e a Parma. Protagonisti due uomini che hanno subito gravi lesioni ai genitali da parte delle loro compagne. I due episodi, distinti tra loro, sono avvenuti a distanza di poche ore l'uno dall'altro. Domenica mattina un quarantenne si è presentato al pronto soccorso dell'ospedale Galliera di Genova, sanguinante e sotto choc, quasi privo di sensi. Gli urologi e i chirurghi che lo hanno preso in cura hanno constatato una ferita lacerocontusa ai testicoli, con il distaccamento del destro. E' stato immediatamente operato nel tentativo di salvare almeno l'altra ghiandola, ma l'emorragia era così estesa che i medici non si sono detti ottimisti. E' stata la stessa vittima ad indicare nella sua "fidanzata" la persona che lo ha aggredito, dicendo che all'origine del folle gesto vi era un motivo passionale. L'uomo è ora ricoverato nel reparto di Urologia dell'ospedale Galliera in prognosi riservata. La polizia genovese ha avviato un'indagine per ricostruire la dinamica dei fatti che devono ancora essere chiariti. Un sopralluogo è stato compiuto nell'appartamento nel quartiere di Castelletto, zona residenziale sulle alture della città, dove si sarebbe consumato il fatto. L'autrice dell'aggressione è stata identificata. A scatenare la sua furia, secondo i primi accertamenti, sarebbe stata la gelosia nei confronti della moglie dell'uomo. L'altro episodio è avvenuto a Parma, dove una lite scoppiata in un ufficio pubblico tra un uomo e l'ex moglie è finita nel modo più inaspettato. Lui si è improvvisamente presentato dove lavora lei, in centro. Prima gli insulti, poi le grida e le botte, sotto gli occhi sbalorditi delle colleghe della donna. La dirigente dell'ufficio, spaventata, ha chiamato i carabinieri: forse temendo qualche denuncia i due si sono trasferiti altrove a litigare, facendo perdere le proprie tracce all'arrivo dei militari. Ma l'uomo, poche ore dopo si è presentato al pronto soccorso della città emiliana con una vistosa ferita sanguinante all'inguine, spiegando ai medici che era tutta colpa dell'ex moglie: la donna, ha raccontato il ferito, gli ha infatti fatto credere di volersi riappacificare, appartandosi con lui. Ma nel momento di intimità è scattata la vendetta dell'ex consorte che ha morso il pene dell'uomo, procurandogli una grave ferita lacero contusa. L'ex marito, ricoverato nel reparto di Urologia, è stato operato d'urgenza. Per sua fortuna l'intervento ha avuto successo. (da repubblica.it 4 marzo 2008))
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LO FAMO STRANO?
Sesso con aspirapolvere, licenziato
Gb, protagonista un operaio polacco
Aveva deciso di trascorrere un'insolita e piccante pausa, ma l'improvviso raptus sessuale gli è costato il posto. E' quanto è accaduto a un operaio polacco sorpreso a far sesso con un aspirapolvere in un ospedale di Londra. Scovato da una guardia giurata nudo e in ginocchio nella caffetteria dello stabile ormai chiusa, l'uomo si è difeso dicendo che si stava pulendo le mutande, ma il suo datore di lavoro non gli ha creduto e l'ha licenziato.
L'operaio, secondo quanto riferisce il Sun, era rimasto solo nel cantiere del Great Ormond Street Children's Hospital perché era suo compito chiudere a chiave tutti gli accessi al sito, ma evidentemente non ha saputo resistere alla tentazione di concedersi una parentesi hard. Come sia iniziato il singolare "corteggiamento" a Harrry, questo il nome dell'aspirapolvere con una faccina sorridente disegnata sulla scocca e con il tubo al posto del naso, non è molto chiaro. L'unica cosa certa è che l'uomo è stato sorpreso senza vestiti, mentre era inequivocabilmente impegnato in un insolito atto autoerotico.
Alla scena, imbarazzante, ha assistito una guardia di turno, che ha subito segnalato l'accaduto, provocando il licenziamento dello sfortunato protagonista. Interpellato dai suoi superiori, l'uomo ha cercato di difendersi sostenendo che passare l'aspirapolvere sulle mutande è una pratica molto comune in Polonia, ma nessuno gli ha creduto. "E' un comportamento inaccettabile, anche se ha fatto ridere molte persone", ha detto un responsabile della HG Construction, l'azienda per cui lavorava il malcapitato.
L'operaio polacco non è però l'unico ad essere stato sorpreso a far sesso con oggetti inanimati in Gran Bretagna: lo scorso anno Robert Stewart fu condannato a tre anni con la condizionale dopo essere stato sorpreso nudo mentre tentava di far sesso con una bicicletta in un ostello in Scozia. La corte ha sancito che era ubriaco. E non è tutto qui. Nel 1993 Karl Watkins, elettricista, fu condannato per aver fatto sesso con i marciapiedi della sua città, Redditch, nel Worcestershire. (da tgcom)
Gb, protagonista un operaio polacco
Aveva deciso di trascorrere un'insolita e piccante pausa, ma l'improvviso raptus sessuale gli è costato il posto. E' quanto è accaduto a un operaio polacco sorpreso a far sesso con un aspirapolvere in un ospedale di Londra. Scovato da una guardia giurata nudo e in ginocchio nella caffetteria dello stabile ormai chiusa, l'uomo si è difeso dicendo che si stava pulendo le mutande, ma il suo datore di lavoro non gli ha creduto e l'ha licenziato.
L'operaio, secondo quanto riferisce il Sun, era rimasto solo nel cantiere del Great Ormond Street Children's Hospital perché era suo compito chiudere a chiave tutti gli accessi al sito, ma evidentemente non ha saputo resistere alla tentazione di concedersi una parentesi hard. Come sia iniziato il singolare "corteggiamento" a Harrry, questo il nome dell'aspirapolvere con una faccina sorridente disegnata sulla scocca e con il tubo al posto del naso, non è molto chiaro. L'unica cosa certa è che l'uomo è stato sorpreso senza vestiti, mentre era inequivocabilmente impegnato in un insolito atto autoerotico.
Alla scena, imbarazzante, ha assistito una guardia di turno, che ha subito segnalato l'accaduto, provocando il licenziamento dello sfortunato protagonista. Interpellato dai suoi superiori, l'uomo ha cercato di difendersi sostenendo che passare l'aspirapolvere sulle mutande è una pratica molto comune in Polonia, ma nessuno gli ha creduto. "E' un comportamento inaccettabile, anche se ha fatto ridere molte persone", ha detto un responsabile della HG Construction, l'azienda per cui lavorava il malcapitato.
L'operaio polacco non è però l'unico ad essere stato sorpreso a far sesso con oggetti inanimati in Gran Bretagna: lo scorso anno Robert Stewart fu condannato a tre anni con la condizionale dopo essere stato sorpreso nudo mentre tentava di far sesso con una bicicletta in un ostello in Scozia. La corte ha sancito che era ubriaco. E non è tutto qui. Nel 1993 Karl Watkins, elettricista, fu condannato per aver fatto sesso con i marciapiedi della sua città, Redditch, nel Worcestershire. (da tgcom)
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INFORTUNI SUL LAVORO
Nuova strage sul lavoro: 4 morti e un ferito gravein una cisterna di zolfo a Molfetta
La Cgil: «Da inizio anno almeno 180 morti»Prodi: subito decreto sicurezza. Napolitano: reagire a tragica catena
MOLFETTA (3 marzo) - Quattro persone sono morte e una è rimasta gravemente ferita in un incidente sul lavoro avvenuto in una cisterna di zolfo nella zona industriale di Molfetta. La tragedia è avvenuta nel pomeriggio all'interno dell'azienda Truck Center per cause ancora da chiarire. Una delle vittime aveva solo 22 anni: si chiamava Biagio Sciancalepore. Gli altri morti sono il titolare dell'impresa, Vincenzo Altomare, di 64 anni, Guglielmo Mangano, di 44 anni, e Luigi Farinola, di 37. È invece gravi condizioni, ricoverato in rianimazione, Michele Tasca, di 20 anni.Gli operai stavano lavorando alla manutenzione di un'autocisterna usata per trasportare zolfo in polvere. Le vittime sarebbero il titolare dell'azienda, l'autista dell'autocisterna e tre operai. La Truck Center si occupa di parcheggi, attrezzature e impianti, nella zona industriale di Molfetta. Un sesto operaio intossicato non è grave solo perché, a differenza degli altri, non si è calato nella cisterna, ma si è soltanto affacciato all'apertura del contenitore. L'uomo è stato ricoverato nell'ospedale di Bisceglie. L'incidente è avvenuto, presumibilmente, durante operazioni di pulitura dell'autocisterna utilizzata per il trasporto di zolfo in polvere. Sono tuttavia al lavoro i vigili del fuoco e i carabinieri che dovranno stabilire come sia stato possibile che via via il titolare dell'impresa, l'autista e due operai morissero nell'autocisterna. Almeno 180 morti da inizio anno. «Si parla di almeno 180 morti dall'inizio dell'anno ma sicuramente questi sono dati sottostimati, perché in caso di incidenti mortali le verifiche necessitano di molto tempo prima di poterle attribuire ad incidenti sul lavoro». Il segretario confederale della Cgil, Paola Agnello Modica, parla dell'andamento degli incidenti mortali da inizio anno ma avverte che, quelli che circolano, sono dati sicuramente sottostimati. Prodi: tempi rapidi per approvvazione decreto sulla sicurezza «Esprimo, con il dolore nel cuore, vicinanza e solidarietà ai familiari dei cinque caduti sul lavoro a Molfetta», si legge in una nota del Presidente del Consiglio Romano Prodi. «A nome mio e del Governo - aggiunge Prodi - ribadisco l'impegno per spezzare questa tragica catena di morte. Proprio in questi giorni sono stati messi a punto ulteriori provvedimenti che saranno sottoposti nelle prossime ore all'approvazione delle parti sociali. Con l'adozione di questi atti il Governo sarà in grado di completare in tempi rapidissimi il quadro normativo della sicurezza sui luoghi di lavoro».Napolitano: «Reagire a tragica catena incidenti». «Occorre assolutamente reagire alla catena tragica» degli incidenti sul lavoro, e per questo «auspico che tutte le forze poliotche convengano sul testo del decreto legislativo da attuare sulla base della recente legge sulla sicurezza sul lavoro», ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.La Sinistra: Prodi convochi Consiglio ministri. «Di fronte alla nuova tragedia che è costata oggi la vita a cinue operai a Molfetta, non ci può essere più alcun rinvio, non si può continuare ad ascoltare la posizione di Confindustria, ma si deve invece agire immediatamente per la tutela dei lavoratori: il decreto sulla sicurezza sui posti di lavoro deve essere varato subito dal Consiglio dei Ministri». Lo afferma in una nota il ministro della solidarietà sociale, Paolo Ferrero.«Si deve agire immediatamente per fermare questa tragica spirale delle morti bianche - ha affermato il leader dei Verdi e ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio -. Prodi convochi il Consiglio dei Ministri per varare immediatamente il decreto attuativo relativo al testo sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Una prima misura indispensabile per interrompere questa intollerabile e vergognosa strage». «Il tragico incidente di Molfetta ci dice che questo è il vero problema e che è sempre più urgente che Romano Prodi convochi entro venerdì il Consiglio dei ministri per approvare i decreti sulla sicurezza sui posti di lavoro. E chiuda questa legislatura con una manovra a favore dei lavoratori», ha detto anche il segretario dei Comunisti italiani Oliviero Diliberto. Berlusconi: soluzioni comuni per fermare spirale vittime. «Esprimo il mio dolore e sono vicino alle famiglie degli operai deceduti nella tragedia di Molfetta. Occorrono più controlli, più ispettori e una più accurata prevenzione sui luoghi di lavoro»: lo afferma Silvio Berlusconi in una nota. «Sono convinto - aggiunge - che tutte le forze politiche raccogliendo l'appello del Presidente della Repubblica abbiano il dovere di trovare soluzioni comuni per fermare questa tragica e dolorosa spirale di vittime del lavoro».I sindacati: ormai è una mattanza. «Ormai - ha detto il leader della Cisl Raffaele Bonanni - è diventata una mattanza. Siamo fortemente colpiti e ci associamo come sindacato al dolore delle famiglie che hanno perduto i loro cari. Chi ha responsabilità istituzionali e politiche deve fornire una risposta immediata. Per questo - conclude il numero uno della Cisl - abbiamo chiesto al Governo di approvare subito il decreto sulla sicurezza. Ma bisogna anche utilizzare i soldi dell'Inail per la prevenzione sui posti di lavoro. Non tutte le imprese possono fare le imprese nel nostro paese. Questo è il vero problema».Sciopero il 5 marzo Cgil, Cisl e Uil di Puglia hanno proclamato uno sciopero generale di 2 ore «per esprimere -si dice in un comunicato- lo sdegno di tutti i lavoratori pugliesi e sollecitare il governo all'emanazione urgente del testo unico per la sicurezza sui posti di lavoro, evitando che la fine prematura della legislatura faccia decadere i termini della delega». (da ilmessaggero.it)
La Cgil: «Da inizio anno almeno 180 morti»Prodi: subito decreto sicurezza. Napolitano: reagire a tragica catena
MOLFETTA (3 marzo) - Quattro persone sono morte e una è rimasta gravemente ferita in un incidente sul lavoro avvenuto in una cisterna di zolfo nella zona industriale di Molfetta. La tragedia è avvenuta nel pomeriggio all'interno dell'azienda Truck Center per cause ancora da chiarire. Una delle vittime aveva solo 22 anni: si chiamava Biagio Sciancalepore. Gli altri morti sono il titolare dell'impresa, Vincenzo Altomare, di 64 anni, Guglielmo Mangano, di 44 anni, e Luigi Farinola, di 37. È invece gravi condizioni, ricoverato in rianimazione, Michele Tasca, di 20 anni.Gli operai stavano lavorando alla manutenzione di un'autocisterna usata per trasportare zolfo in polvere. Le vittime sarebbero il titolare dell'azienda, l'autista dell'autocisterna e tre operai. La Truck Center si occupa di parcheggi, attrezzature e impianti, nella zona industriale di Molfetta. Un sesto operaio intossicato non è grave solo perché, a differenza degli altri, non si è calato nella cisterna, ma si è soltanto affacciato all'apertura del contenitore. L'uomo è stato ricoverato nell'ospedale di Bisceglie. L'incidente è avvenuto, presumibilmente, durante operazioni di pulitura dell'autocisterna utilizzata per il trasporto di zolfo in polvere. Sono tuttavia al lavoro i vigili del fuoco e i carabinieri che dovranno stabilire come sia stato possibile che via via il titolare dell'impresa, l'autista e due operai morissero nell'autocisterna. Almeno 180 morti da inizio anno. «Si parla di almeno 180 morti dall'inizio dell'anno ma sicuramente questi sono dati sottostimati, perché in caso di incidenti mortali le verifiche necessitano di molto tempo prima di poterle attribuire ad incidenti sul lavoro». Il segretario confederale della Cgil, Paola Agnello Modica, parla dell'andamento degli incidenti mortali da inizio anno ma avverte che, quelli che circolano, sono dati sicuramente sottostimati. Prodi: tempi rapidi per approvvazione decreto sulla sicurezza «Esprimo, con il dolore nel cuore, vicinanza e solidarietà ai familiari dei cinque caduti sul lavoro a Molfetta», si legge in una nota del Presidente del Consiglio Romano Prodi. «A nome mio e del Governo - aggiunge Prodi - ribadisco l'impegno per spezzare questa tragica catena di morte. Proprio in questi giorni sono stati messi a punto ulteriori provvedimenti che saranno sottoposti nelle prossime ore all'approvazione delle parti sociali. Con l'adozione di questi atti il Governo sarà in grado di completare in tempi rapidissimi il quadro normativo della sicurezza sui luoghi di lavoro».Napolitano: «Reagire a tragica catena incidenti». «Occorre assolutamente reagire alla catena tragica» degli incidenti sul lavoro, e per questo «auspico che tutte le forze poliotche convengano sul testo del decreto legislativo da attuare sulla base della recente legge sulla sicurezza sul lavoro», ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.La Sinistra: Prodi convochi Consiglio ministri. «Di fronte alla nuova tragedia che è costata oggi la vita a cinue operai a Molfetta, non ci può essere più alcun rinvio, non si può continuare ad ascoltare la posizione di Confindustria, ma si deve invece agire immediatamente per la tutela dei lavoratori: il decreto sulla sicurezza sui posti di lavoro deve essere varato subito dal Consiglio dei Ministri». Lo afferma in una nota il ministro della solidarietà sociale, Paolo Ferrero.«Si deve agire immediatamente per fermare questa tragica spirale delle morti bianche - ha affermato il leader dei Verdi e ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio -. Prodi convochi il Consiglio dei Ministri per varare immediatamente il decreto attuativo relativo al testo sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Una prima misura indispensabile per interrompere questa intollerabile e vergognosa strage». «Il tragico incidente di Molfetta ci dice che questo è il vero problema e che è sempre più urgente che Romano Prodi convochi entro venerdì il Consiglio dei ministri per approvare i decreti sulla sicurezza sui posti di lavoro. E chiuda questa legislatura con una manovra a favore dei lavoratori», ha detto anche il segretario dei Comunisti italiani Oliviero Diliberto. Berlusconi: soluzioni comuni per fermare spirale vittime. «Esprimo il mio dolore e sono vicino alle famiglie degli operai deceduti nella tragedia di Molfetta. Occorrono più controlli, più ispettori e una più accurata prevenzione sui luoghi di lavoro»: lo afferma Silvio Berlusconi in una nota. «Sono convinto - aggiunge - che tutte le forze politiche raccogliendo l'appello del Presidente della Repubblica abbiano il dovere di trovare soluzioni comuni per fermare questa tragica e dolorosa spirale di vittime del lavoro».I sindacati: ormai è una mattanza. «Ormai - ha detto il leader della Cisl Raffaele Bonanni - è diventata una mattanza. Siamo fortemente colpiti e ci associamo come sindacato al dolore delle famiglie che hanno perduto i loro cari. Chi ha responsabilità istituzionali e politiche deve fornire una risposta immediata. Per questo - conclude il numero uno della Cisl - abbiamo chiesto al Governo di approvare subito il decreto sulla sicurezza. Ma bisogna anche utilizzare i soldi dell'Inail per la prevenzione sui posti di lavoro. Non tutte le imprese possono fare le imprese nel nostro paese. Questo è il vero problema».Sciopero il 5 marzo Cgil, Cisl e Uil di Puglia hanno proclamato uno sciopero generale di 2 ore «per esprimere -si dice in un comunicato- lo sdegno di tutti i lavoratori pugliesi e sollecitare il governo all'emanazione urgente del testo unico per la sicurezza sui posti di lavoro, evitando che la fine prematura della legislatura faccia decadere i termini della delega». (da ilmessaggero.it)
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sabato 1 marzo 2008
CINA
nelle province di Brindisi, Campobasso, Treviso, Milano, Lucca, Frosinone, Latina e Mantova
Acciaio radioattivo dalla Cina
Sequestrate 30 tonnellate di materiale contaminato destinato alla produzione di manufatti per uso industriale
MILANO - Trenta tonnellate di acciaio inox contaminato da Cobalto 60, isotopo radioattivo caratterizzato da elevata radiotossicità e tempi di dimezzamento della carica radioattiva di sei anni, sono state sequestrate dai carabinieri del Comando Tutela Ambiente. I sequestri nelle province di Brindisi, Campobasso, Treviso, Milano, Lucca, Frosinone, Latina e Mantova.
PRODOTTI PROVENIENTI DALLA CINA - Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Parma, hanno avuto origine da accertamenti su prodotti provenienti dalla Cina e sbarcati in Italia al porto di La Spezia. Il materiale, destinato alla produzione di manufatti per uso industriale come pulegge, cappe di aspirazione, serbatoi e tramogge, è stato messo in sicurezza dai carabinieri. Gli inquirenti escludono ipotesi di danni per la salute dei lavoratori, della popolazione e dell'ambiente.
IN ITALIA DAL MAGGIO SCORSO - Il materiale, insieme ad altre 350 tonnellate inerti, è giunto lo scorso maggio nel porto mercantile di La Spezia, proveniente dal più grande impianto siderurgico al mondo di proprietà della società cinese Tysco, destinato a importanti società italiane che lo ha lavorato e messo in commercio. Il nome delle fonderie italiane che lo hanno trattato non è stato reso noto. Trattandosi di materiale semilavorato e non di rottame metallico destinato agli altiforni, la legge non prevede che sia sottoposto a preventivi controlli radiometrici prima di essere sdoganato. Successive verifiche sugli scarti di lavorazione, hanno permesso di scoprire la contaminazione da Cobalto 60 dei laminati destinati alle diverse produzioni industriali (camini, serbatoi, pulegge, tramogge, cappe e ciminiere).
CONTAMINAZIONE ACCIDENTALE - La contaminazione, secondo gli investigatori, è probabilmente dovuta alla accidentale fusione durante il ciclo di lavoro di una sorgente radioattiva "orfana". Si definiscono "orfane" le sorgenti radioattive che sfuggono dal controllo delle autorità. L'Italia è il secondo Paese in Europa, dopo la Germania, per lavorazione di rottami metallici importati.
01 marzo 2008 (corriere.it)
Acciaio radioattivo dalla Cina
Sequestrate 30 tonnellate di materiale contaminato destinato alla produzione di manufatti per uso industriale
MILANO - Trenta tonnellate di acciaio inox contaminato da Cobalto 60, isotopo radioattivo caratterizzato da elevata radiotossicità e tempi di dimezzamento della carica radioattiva di sei anni, sono state sequestrate dai carabinieri del Comando Tutela Ambiente. I sequestri nelle province di Brindisi, Campobasso, Treviso, Milano, Lucca, Frosinone, Latina e Mantova.
PRODOTTI PROVENIENTI DALLA CINA - Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Parma, hanno avuto origine da accertamenti su prodotti provenienti dalla Cina e sbarcati in Italia al porto di La Spezia. Il materiale, destinato alla produzione di manufatti per uso industriale come pulegge, cappe di aspirazione, serbatoi e tramogge, è stato messo in sicurezza dai carabinieri. Gli inquirenti escludono ipotesi di danni per la salute dei lavoratori, della popolazione e dell'ambiente.
IN ITALIA DAL MAGGIO SCORSO - Il materiale, insieme ad altre 350 tonnellate inerti, è giunto lo scorso maggio nel porto mercantile di La Spezia, proveniente dal più grande impianto siderurgico al mondo di proprietà della società cinese Tysco, destinato a importanti società italiane che lo ha lavorato e messo in commercio. Il nome delle fonderie italiane che lo hanno trattato non è stato reso noto. Trattandosi di materiale semilavorato e non di rottame metallico destinato agli altiforni, la legge non prevede che sia sottoposto a preventivi controlli radiometrici prima di essere sdoganato. Successive verifiche sugli scarti di lavorazione, hanno permesso di scoprire la contaminazione da Cobalto 60 dei laminati destinati alle diverse produzioni industriali (camini, serbatoi, pulegge, tramogge, cappe e ciminiere).
CONTAMINAZIONE ACCIDENTALE - La contaminazione, secondo gli investigatori, è probabilmente dovuta alla accidentale fusione durante il ciclo di lavoro di una sorgente radioattiva "orfana". Si definiscono "orfane" le sorgenti radioattive che sfuggono dal controllo delle autorità. L'Italia è il secondo Paese in Europa, dopo la Germania, per lavorazione di rottami metallici importati.
01 marzo 2008 (corriere.it)
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