sabato 8 dicembre 2007

INFORTUNI SUL LAVORO

Morti sul lavoro: più di 3 ogni giorno
L'Inail: le «morti bianche» nei primi 9 mesi del 2007 sono in calo del 13% rispetto al 2006 quando furono 1302
MILANO - Una strage silenziosa. Oltre 3 persone muoiono ogni giorno in Italia sul luogo di lavoro. Per la precisione 3,56 secondo le medie ufficiali. Anche se quest'anno la situazione è in leggero miglioramento. Nei primi nove mesi del 2007 infatti gli incidenti mortali sul lavoro sono diminuiti del 13% rispetto allo stesso periodo del 2006.

DATI INAIL - È quanto si legge sugli ultimi dati dell'Inail secondo i quali i morti sul lavoro sono passati dagli 888 dei primi nove mesi del 2006 ai 774 dei primi nove mesi del 2007. L'Inail sottolinea comunque che si tratta di cifre «assolutamente provvisorie» che aumenteranno a fronte dell'analisi di tutti quei casi mortali riconosciuti successivamente dalla data del decesso. L'Inail ricorda che gli infortuni mortali nel 2006 sono stati 1.302 (oltre 100 al mese) in calo del 12,1% rispetto ai 1.481 registrati nel 2002. Gli incidenti mortali nel solo settore metalmeccanico sono stati nel 2006 96 con un calo del 26,2% rispetto ai 130 registrati nel 2002.NAPOLITANO - Una tragedia sulla quale ha richiamato l'attenzione più volte il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano invitando ad un «forte impegno civile al fine di diffondere la più ampia consapevolezza della gravità del fenomeno e di promuovere una comune, operante cultura della sicurezza».
07 dicembre 2007

3 commenti:

RobRond ha detto...

Statistiche: se oggi dovessi riscrivere il mito della caverna di Platone sarebbero certamente loro le ombre sui muri.
Andiamolo a spiegare a chi ha perso il padre o un figlio che secondo una statistica del signor Istat deve essere comunque contento.
Sono stanco di questi "flatus vocis" mascherati con falsa scienza.

Giusto Giusti ha detto...

In gran parte dei casi è l'industria il maggior responsabile degli infortuni, non il lavoratore. Se vogliamo trasferire il concetto sul piano etico, è il desiderio di denaro a prevalere su ogni altra considerazione.
Tanti anni fa, feci una comunicazione a un convegno, intitolata "delitti colposi nell'ambito dell'attività industriale", pubblicata poi in un volume della CEDAM, curato da Giacomo Canepa. In quella comunicazione prendevo in considerazione i delitti colposi degli industriali che, vuoi per avere più soldi vuoi per non mandare in malora l'industria, lesinavano sulle misure di sicurezza.

RobRond ha detto...

Ho appena guardato al telegiornale i servizi sui funerali di Torino e nel momento in cui il padre del ragazzo di 26 anni ha urlato:- "gli estintori dov'erano?" - ho ricollegato i due neuroni già risvegliati dal caffé per pormi una domanda:- "e i sindacati?"- ovvero emerge oggi che tutti sapevano dei rischi di quella fabbrica ma nessuno ha parlato.
I sindacalisti, chi dovrebbe tutelare gli interessi dei lavoratori, è possibile che non si rendessero conto della mancanza dei requisiti minimi di sicurezza?
Perché non rivolgersi prima alle procure per far sì di anticipare gli eventi?
lo ripeto ancora una volta:
Connivenza = Complicità.
Troppo poco qualche fischio ad un funerale: la disonestà "intellettuale" dei sindacalisti ciechi è pari alla disonestà -non colposa ma volontaria- degli imprenditori senza scrupoli.
Ma d'altronde non è un caso: la difesa del lavoro è affidato a mercenari arrivisti i cui obiettivi sono semplicemente quelli di chi li ha preceduti: essere il presidente di Palazzo Madama o diventare i primi cittadini di una grande città quale Bologna...
Gente a cui verranno poi, un giorno, intitolate strade al pari di Cadorna, dimenticando chi è caduto, stando in trincea, o di chi hanno fatto volontariamente decimare per i propri vili interessi.